Via che vai di Anna Maria Faloppa

Via Della Chiesa

Un lascito del marchese Federico II e del fratello Azone di Castellar a favore  dell’Ospedale, (da loro stessi fondato nell’edificio poi divenuto palazzo Viale di Brondello), documenta nel 1378 la ruata o contracta Hospitalis. 
Fino al 1566, cioè fino al subentro dell’Amministrazione civica, l’Ospedale è affidato alla dirimpettaia Confraternita dei Raccomandati della Beata Vergine, la più antica in città, fondata nel 1274 da San Bonaventura di passaggio a Saluzzo e denominata anche Confraternita del Gonfalone dal 1354, per i meriti acquisiti dalla Confraternita “madre” di Roma ai tempi di Cola di Rienzo.
I Confratelli continuano la loro benefica attività anche dopo il trasferimento dell’Ospedale a metà 1700, cosicché diviene naturale indicare la strada come la contrada del Gonfalone.
Tuttavia, l’intitolazione definitiva, deliberata dal Consiglio comunale il 4.06.1850, è via Della Chiesa, un omaggio alla casata saluzzese nobilitata dal marchese Ludovico I nel 1460 e distintasi nei secoli al servizio dei Marchesi prima e dei Savoia poi, sempre ai più alti livelli e onorando il motto In charitate. 
Ben quattro sono le lapidi dettate dallo storico Carlo Muletti e poste nel corridoio d’onore del Palazzo Civico per celebrare alcuni di quella “generosa stirpe di dotti/ che recarono coi loro scritti/ immortal lume/ alla storia alle lettere alle scienze/ e bella fama alla loro città”: Gioffredo († Parigi, 1453), notaio e segretario marchionale, “il primo che in Piemonte/ scrivesse la storia nella lingua d’Italia”; Ludovico (Saluzzo,1568 - Torino,1621) senatore e consigliere di Stato, storiografo, “scrittore eruditissimo”; Francesco Agostino (Saluzzo,1593-1662), consigliere di Stato, cosmografo e storiografo di Corte, vescovo di Saluzzo dal 1642 al 1662, “il primo nel suo secolo/ che nelle storiche investigazioni/ il lume della vera critica/ tra noi introdusse”; Cesare Di Benevello (Saluzzo,13.09.1788 - Torino,16.12.1853), senatore del Regno, “esimio cultore di tutte le arti belle”.