Io sto con gli animali di Andrea Avagnina

Aprile

Nonostante il freddo di questi giorni e la neve che continua a scendere in montagna, la natura fa il suo corso e non serve guardare il calendario per capire che siamo ad aprile: è ancora buio quando il canto armonioso del merlo mi da la sveglia sovrapponendosi a quello decisamente meno musicale della gazza e poi, alle prime luci dell’alba, l’aria si riempie di cinguettii mentre becchi di ogni foggia trasportano rametti ed altro materiale per costruire i nidi.
Ma anche fuori città il mondo animale è in fermento. Alle quote più basse i maschi di capriolo hanno già perso il velluto del palco e marcano instancabili il loro territorio sfregandosi sui tronchi e raspando il terreno, pronti a difendere i confini del bosco in vista degli accoppiamenti estivi mentre per la volpe è giunto il momento di preparare la tana per il parto.
Alzando gli occhi al cielo, il falco pellegrino fende l’aria ancora fredda lanciandosi in picchiata sulla preda a più di 300 km all’ora , nutrimento prezioso per la femmina impegnata nella cova lassù tra le falesie irraggiungibili.
In alta montagna le marmotte, smagrite per il lungo letargo, fanno capolino dalle loro tane ancora coperte dalla neve, attente a non diventare preda dell’aquila. 
Il gipeto, da parte sua, vola instancabile sui versanti assolati dove la neve sciogliendosi rivela carcasse di camosci e stambecchi morti durante l’inverno, fonte di cibo per un rapace che sta facendo ritorno sulle nostre montagne dopo più di un secolo di assenza per una caccia indiscriminata dettata dall’ignoranza popolare che lo considerava un rapitore di bambini e uno sterminatore di agnelli, lui che si nutre esclusivamente di carcasse.
Gli stambecchi, ancora nei luoghi di svernamento, attendono con pazienza i primi ricacci d’erba del fondovalle per scendere di quota dove resteranno fino all’arrivo delle mandrie di bovini che a giugno li sospingeranno nuovamente verso le alte vette, il loro regno incontrastato.
Mai come adesso occorre essere prudenti alla guida, specialmente al crepuscolo ed all’alba, quando i nostri amici selvatici spinti dalla nuova stagione attraversano le strade incrociando le loro vite con le nostre auto: investirli adesso significa spesso condannare a morte certa pure i loro piccoli che non possono sopravvivere da soli, senza contare i rischi anche per gli automobilisti.
Amare la natura significa amare la vita.