Io sto con gli animali di Andrea Avagnina

Incontro notturno

è ancora notte quando parcheggio l’auto ed il cruscotto segna una temperatura esterna di -8°C: apro la portiera ed il tepore dell’abitacolo diventa un ricordo mentre in fretta e furia indosso la giacca a vento e sistemo lo zaino in spalla.
Adesso, dopo mezz’ora di marcia sul sentiero che sale dolcemente tra i larici spogli, i soli rumori a farmi compagnia sono quelli del ghiaccio graffiato dai ramponi e del mio respiro che si condensa in una fitta nebbiolina illuminata dal fascio della pila frontale: vorrei raggiungere il colletto prima del sorgere del sole dove mi aspetta una mattinata di osservazione con il binocolo, alla ricerca di nuove zone da utilizzare in primavera per appostamenti fotografici.
Il freddo secco taglia il respiro e così mi fermo un attimo a riprendere fiato: il bosco è avvolto dal buio e dal silenzio quando all’improvviso un fruscio leggero allerta i miei sensi.
Istintivamente volgo lo sguardo in quella direzione e scorgo un paio di punti luminosi che mi osservano a poca distanza: mi ha sempre colpito il potere riflettente del “tapetum lucidum”, un organo posto dietro la retina di alcune specie animali con il compito di potenziare la visione notturna ed anche questa volta ne resto estasiato.
Pochi secondi di stupore e poi distolgo rapidamente sguardo e luce da quella visione inaspettata, non volendo disturbare oltre uno dei legittimi proprietari di quel bosco, sicuramente allarmato dalla mia presenza ed ancor più dal mio odore: sento il cuore battere forte per l’emozione e non certo per la paura, considerato che mi sento perfettamente a mio agio e che non cambierei l’oscurità di quel bosco con il piazzale illuminato di una grande stazione ferroviaria.
Il desiderio di incrociare ancora quegli occhi mi spinge a volgere nuovamente lo sguardo alla mia destra ed il lupo è sempre lì, immobile, ad aspettare che mi tolga dai piedi: immagino la sua curiosità mista a paura, perché i lupi sanno benissimo che al vertice della catena alimentare ci siamo noi e loro non sono certo quelli rappresentati sulle pagine della Domenica del Corriere di quasi un secolo fa, occhi di fuoco, sospinti dalle fiamme dell’inferno, pronti a divorare chiunque incontrino sul loro cammino e così, grato per quell’incontro inatteso, riprendo la marcia mentre ad oriente il cielo inizia a schiarirsi.