Sanità: Il dietrofront del Governo rischia di svuotare la medicina territoriale

Salta la riforma dei medici di base

Dietrofront del governo sulla riorganizzazione della sanità locale. È ufficialmente naufragata la riforma della medicina territoriale che mirava a inserire i medici di base all’interno delle Case di comunità, trasformando una parte di loro da liberi professionisti convenzionati a dipendenti del servizio sanitario pubblico.

Il provvedimento, punto cardine del mandato del ministro della Salute Orazio Schillaci, si è bloccato davanti alla Conferenza delle Regioni, costringendo il Ministero a fare un passo indietro. Sebbene il testo non fosse ancora stato presentato in via ufficiale, aveva già innescato un duro scontro con i sindacati di categoria, che lamentavano il totale mancato coinvolgimento nelle decisioni strategiche.

Rimane da capire il destino delle Case e degli Ospedali di Comunità. Dopo la frenetica corsa contro il tempo per intercettare e spendere i fondi del Pnrr destinati alla ristrutturazione degli immobili, il rischio concreto è quello di ritrovarsi con strutture moderne e funzionali sulla carta, ma totalmente prive del personale necessario per farle funzionare. 

In questo senso, l’Asl Cn1 ha trovato una prima soluzione in un accordo con i sindacati dei medici di medicina generale (Fimmg, Snami, Smi) che stabilisce l’impiego dei medici di famiglia all’interno delle 9 Case della Comunità del territorio. I professionisti copriranno turni orari su base volontaria per garantire l’assistenza nei giorni feriali, dalle 8 alle 20.

Il cortocircuito tra la costruzione di nuove infrastrutture e l'effettiva disponibilità di personale si riflette inevitabilmente anche sui progetti dei grandi ospedali della regione. Durante l'ultimo incontro pubblico sul futuro Ospedale del Monviso, l’assessore regionale alla Sanità, Federico Riboldi, ha affrontato direttamente il problema della carenza di organico.
 
La notizia completa in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 18 giugno. 

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