Saluzzo: Intervista al presidente Marco Dastrù: primo bilancio dei traguardi raggiunti e sul futuro di tutela ambientale e sviluppo sostenibile

Parco Monviso: biodiversità, clima e territorio

A un anno dalla sua elezione alla guida dell’Ente di gestione delle Aree Protette del Monviso (Egap), il presidente Marco Dastrù traccia un primo bilancio del suo mandato e delle strategie future tra tutela ambientale e sviluppo sostenibile. Il primo anno è stato intenso, fatto di ascolto del territorio, ricerca scientifica di fronte alla necessità di rispondere alle sfide globali che si riflettono sui 10 mila ettari del Parco. L’area protetta si estende dalle vette alpine fino alla pianura di Casalgrasso e Caramagna, lungo il corso del fiume.

«È un bilancio positivo. Ho riscontrato un eccellente clima di collaborazione all’interno del Consiglio di Amministrazione, elemento fondamentale per lavorare bene. In secondo luogo, c’è stata una grande sinergia con il territorio: ho incontrato gli amministratori locali e sono rimasto molto colpito dalla vitalità di queste realtà. Sono felice che il Parco abbia loro come interlocutori per programmare le iniziative future. Al centro delle nostre funzioni, c’è la tutela della biodiversità. Siamo impegnati in diversi progetti scientifici vocati alla conservazione attraverso censimenti e studi approfonditi su flora e fauna. Per il futuro continueremo a rafforzare l’attenzione verso le specie più vulnerabili».

Quali sono le specie che richiedono maggiore attenzione e come impatta il cambiamento climatico?
«Due simboli sono il geco diurno e la salamandra di Lanza che vivono unicamente qui attorno al Monviso e sui cui si concentra molta dell’attività del nostro settore vigilanza e tutela. Il cambiamento climatico incide sulla presenza delle specie esotiche, che troviamo sempre più massivamente nel Parco: specie non autoctone che ora proliferano favorite dall’innalzamento delle temperature. Su questo l’Ente promuoverà specifici momenti di studio e didattica».

Qual è lo stato di salute della fauna e quali sono le criticità maggiori?
«In base alle nostre rilevazioni, la fauna alpina gode attualmente di buona salute. L’elemento che più desta preoccupazione riguarda invece i fiumi: la presenza della trota marmorata si è ridotta a un quinto rispetto a una decina di anni fa. Non siamo ancora a criticità irreversibili, ma la situazione è in costante evoluzione e strettamente legata al cambiamento climatico. Il clima che cambia impone adattamenti drastici: la flora sta anticipando le fioriture, mentre la fauna tende a spostarsi a quote superiori in cerca di temperature più fresche».


Il servizio completo in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 9 luglio 

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