Cronaca: Vittima un ex dipendente pubblico 60enne

Un inganno di 12 anni

«Avrei dovuto mollarlo prima di cadere in un baratro» ammette il sessantenne, ex dipendente pubblico, finito vittima di una presunta circonvenzione d’incapace da oltre 400 mila euro. Tanti sono i denari che avrebbe consegnato, nell’arco di una dozzina d’anni, a un “amico” che proprio tale non era: «Anche per differenza di età e di interessi» precisa la persona offesa, un uomo residente nel Saluzzese.

L’imputato è un cinquantenne torinese, reduce da una condanna per sfruttamento della prostituzione che ha scontato in carcere per due anni. I due si erano conosciuti davanti a un chiosco di panini a Torino, in corso Dante. Entrambi animati dall’idea di salvare dalla strada un paio di ragazze che battevano in quella zona. Venticinque anni dopo si ritrovano in tribunale, entrambi con un matrimonio fallito alle spalle. 

A quell’uomo, il sessantenne avrebbe versato una specie di stipendio mensile da millecinquecento, duemila euro al mese. Per anni. Era incapace di dire no, semplicemente. A impedirglielo la sua patologia psichiatrica, un disturbo bipolare diagnosticato. «Quando ho iniziato ad aiutarlo – spiega – io ero già separato da mia moglie, lui abitava per conto suo».

Con la ex moglie, descritta come un’approfittatrice, il torinese lo aveva anche aiutato: «Penso che sia andato a parlarle e l’abbia convinta a lasciarmi stare e non infierire». Oltre a questo, una volta al mese veniva a trovarlo da Torino e si occupava delle faccende domestiche: «Veniva a farmi le pulizie, visto che faceva lavori saltuari e non poteva restituirmi i soldi».

I soldi, tanti, avevano incominciato a fluire dal conto bancario dell’uomo alle tasche dell’“amico”. Poi il saluzzese aveva chiuso i rubinetti, l’altro era sparito per qualche anno. 

Il servizio completo in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 9 luglio 

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