Io sto con gli animali di Andrea Avagnina

Sera di fine estate

“Non importa cosa uscirà da quegli alberi, l’importante è che esca qualcosa…e qualcosa uscirà!”: era questo il mantra che mi occupava la mente in attesa del tramonto.
Memore dell’esperienza dello scorso anno quando un paio di cerve erano venute a pascolare a pochi metri dal mio obiettivo, ero tornato nel medesimo posto con la speranza di un nuovo incontro scegliendo un punto differente in cui appostarmi ed ora ero pronto e pure con meno mosche intorno dell’altra volta: un lusso non da poco in questa calda estate.
Le ombre degli alberi hanno smesso di allungarsi sul prato ed una luce soffusa avvolge il paesaggio con un velo delicato, mentre il lento scorrere del torrente si contrappone all’immobilità dell’ambiente circostante: è l’ora magica, quella tanto attesa in cui hai la sensazione che il bosco respiri al tuo stesso ritmo e la speranza che un’ombra prenda forma al margine della radura e ti venga incontro per donarti un attimo di gioia e comunione con madre natura. 
Quei minuti scorrono veloci come la luce calante e tu sei consapevole che tutto si sta giocando nello spazio ristretto di pochi minuti, poi sarà troppo scuro per scattare una foto, quando con la coda dell’occhio noti qualcosa dall’altra parte del corso d’acqua: è un capriolo maschio, purtroppo uscito nel prato sbagliato ed oltretutto diretto dalla parte opposta alla tua.
Ci sta, non può sempre andar bene, ma mentre sto valutando di smontare accade qualcosa: il capriolo torna indietro per dissetarsi al torrente, lo attraversa e passa proprio davanti a me.
Di caprioli ne ho visti tanti, ma ogni incontro mi emoziona così come con ogni altra specie selvatica che si svela a me nella delicatezza dei lineamenti di un cerbiatto, nella potenza di un bramito o nello sguardo fiero di un lupo: la natura è patrimonio (da tutelare!) di tutti, ma si concede solo a chi ha occhi e cuore per apprezzarne la bellezza.
Il tempo di scattare qualche primo piano poi l’animale prosegue il suo cammino ed io mi soffermo estasiato ad osservare il suo profilo fondersi nel buio dell’orizzonte con il canto lontano di un allocco a farmi compagnia mentre preparo lo zaino.
Adesso anch’io sento addosso i mille occhi invisibili del bosco che mi seguiranno lungo il sentiero del ritorno, per sincerarsi che quel piccolo paradiso torni ad essere frequentato esclusivamente dai legittimi proprietari, spiriti selvatici che nulla chiedono se non di poter vivere al sicuro nel regno che il buon Dio ha donato loro.