Via che vai di Anna Maria Faloppa

Via Martiri della Liberazione

Il 4 giugno 1850, quando il processo di unità nazionale è ancora agli inizi, il Consiglio comunale si rende interprete dei fervori risorgimentali cittadini intitolando via d’Italia il tratto urbano “dall’angolo del Duomo fino al ponte del Rio Torto” della via di Scarnafigi; antichissima, questa, e documentata fin dal 1170 in un atto di vendita pubblicato da  Delfino Muletti.
Tuttavia, verso la fine del secolo, nell’uso corrente la via d’Italia è indicata più frequentemente come la strada di Savigliano, che  prosegue oltre il fiume in un’ombrosa allea, o anche come ij pórti dij Canónich (ossia i portici dei Canonici), dal palazzotto edificato a fine 1400 all’angolo con l’attuale piazza Risorgimento quale abitazione dei Canonici della vicina Cattedrale. 
La definizione rimane nell’uso fino ai nostri giorni, nonostante i fratelli Giraud costruiscano al posto dell’antico edificio il Grande Albergo del Gallo, inaugurato nel 1841 e subito insignito della 1ª categoria per i moderni comfort offerti dalle ben venticinque camere. 
Con il progressivo affermarsi dell’adiacente piazza Nuova dei mercati (oggi piazza Garibaldi), la via d’Italia si ascrive fra le più centrali, commerciali e vive della città: aprono negozi e alberghi, trattorie e uffici, caffè e agenzie, fra cui l’importante Società Bacologica Saluzzese, che si rifornisce di seme-bachi inviando i suoi agenti fino in Giappone.
Per questo, nel dicembre 1944 in piena Repubblica di Salò, il Segretario del Fascio locale impone dopo varie vicende al Commissario prefettizio d’intestare la strada a Giuseppe Sbordoni (Saluzzo, 15.06.1928 - Pagno,13.04.1944), volontario repubblichino “Fiamma bianca”, caduto in uno scontro con i partigiani in val Bronda. Tuttavia già il 24 luglio 1945, fra i primi provvedimenti fortemente simbolici del Cnl saluzzese, vi è anche l’intitolazione  formale e definitiva della via ai Martiri della Liberazione, ricordando espressamente “il sacrificio di coloro che si sono votati all’unica giusta Causa”.