Sabato 27 giugno alle 17 la CSA Farm Gallery di Torino, in collaborazione con l’Associazione Culturale Amici di Demonte O.D.V. inaugurerà nelle storiche sale di Palazzo Borelli di Demonte, la mostra «Paesaggi interiori - tracce reali», a cura di Marcello Corazzini.
L’esposizione propone un dialogo inedito tra due linguaggi apparentemente distanti, ma profondamente connessi: la fotografia fenomenologica di Laura Berruto e la pittura dinamica di Egle Scroppo.
La ricerca di Laura Berruto si concentra sulla materia segnata dal tempo, trasformando il degrado industriale in un campo di infinite possibilità percettive; attraverso l’obiettivo, Berruto esplora pannelli metallici rugginosi, rendendoli catalizzatori di un processo psicologico: la pareidolia.
L’artista sfrutta la tendenza innata del nostro cervello a proiettare forme note sul caos della materia per invitare lo spettatore a un esercizio di visione attiva, dove l’immagine finale nasce dalla capacità di riconoscere una bellezza inaspettata nel disordine del reale.
In contrapposizione e armonia con la materia di Berruto, l’universo visivo di Egle Scroppo si manifesta come un vortice magnetico di forme e linee. Le sue tele rifiutano la fedeltà al reale per abbracciare un’astrazione vibrante, dove sagome antropomorfe, profili animali e geometrie si rincorrono in una danza perpetua. Orchestrate da campiture di colore piatte e omogenee, le composizioni di Scroppo creano un’esperienza ipnotica, capace di evocare, nell’immaginario dello spettatore, il suono e la luce.
“Paesaggi interiori - tracce reali” invita a un viaggio che attraversa due diverse declinazioni dell’astrazione: quella che scaturisce dalla terra e dalla materia, riscoperta attraverso la lente di Berruto, e quella che danza libera sullo spazio della tela, celebrata dalla mano di Scroppo. Info: 338.2086992.
Altre mostre
Fino al 12 luglio, l’ex Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Caraglio ospita la mostra fotografica «Maraman – Paesaggio culturale delle valli occitane».
L’evento, coordinato da Espaci Occitan e sostenuto dal Comune, unisce 32 realtà museali della “Rete Maraman” (termine occitano che significa “improvvisamente, a sorpresa”). Gli scatti d’autore di Roberto Beltramo, Paolo Viglione e Diego Crestani offrono un affascinante viaggio nella storia di queste terre piemontesi, raccontando l’antica tradizione agricolo-pastorale, la lingua locale e l’epopea dei mestieri itineranti. In esposizione il pubblico potrà incontrare un racconto di una cultura viva che continua a crescere e a rigenerarsi.
La novità principale dell’allestimento caragliese, supportato da Regione Piemonte, Fondazione CRT e Fondazione CRC, è la forte componente multimedial: accanto alle fotografie, appositi QR code collegano direttamente al nuovo sito internet maraman.org, una piattaforma inclusiva con schede di approfondimento in sei lingue per esplorare i dettagli delle collezioni.
La mostra è visitabile nel fine settimana, il sabato e la domenica dalle ore 9:30 alle 18:30. Info: Espaci Occitan, segreteria@espaci-occitan.org, tel. 0171.904075, Fb @museooccitano, Ig: @museo.occitano.
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Il 16 maggio 2026 il PAV Parco Arte Vivente di Torino inaugura Metamagico, un’ampia personale dedicata a Claudio Costa (Tirana, 1942 – Genova, 1995), uno degli artisti meno esplorati della scena italiana del secondo Novecento. Curata da Marco Scotini, la rassegna riporta al centro del dibattito uno degli sperimentatori più originali del secondo Novecento italiano, indagando il corpus centrale della sua produzione realizzata nel corso degli anni Settanta.
Lontano dalle etichette, Costa ha dialogato con l’Arte Povera e il Concettuale senza mai lasciarsi assorbire del tutto, infatti la sua ricerca è un “work in regress”, un’immersione a ritroso verso le origini dell’umano, dove l’arte si fonde con la paleontologia e l’etnografia.
Il percorso espositivo si snoda tra teche, installazioni e serie fotografiche, rievocando tappe storiche come la sala personale a Documenta 6 (1977) e l’esperienza del Museo di Monteghirfo. Attraverso il concetto di “pensiero magico”, Costa sfida la razionalità moderna, proponendo un’ecologia profonda che unisce il rito alla cura sociale.